sezione espositiva

Seminara nella seconda metà del Novecento

Nel secondo dopoguerra, anche grazie ai corsi di decorazione organizzati dalla Cooperativa di ceramisti fondata nel 1948, il cammino verso la ceramica artistica subisce un’accelerazione: sempre meno si usano gli stampi e sempre di più la decorazione plastica appare modellata a mano libera, conferendo un sapore unico ad ogni oggetto. In questa fase, in cui i vasi diventano statue e l’immaginario popolare infonde in ogni oggetto un’essenza animistica, sono i ceramisti maggiormente dotati nel modellato di figura a guidare la produzione di Seminara, con le sue decine di botteghe amalgamate come un’unica grande officina, verso forme sempre nuove in cui però saldo rimaneva il sostrato dei canoni della tradizione. Si sviluppa, così, il fenomeno artistico tutto particolare della ceramica di Seminara, come espressione di un’arte popolare collettiva, in cui ogni apporto individuale veniva rapidamente riassorbito all’interno di una cornice unitaria.

Seminara nella seconda metà del Novecento Leggi tutto »

Seminara dall’Ottocento alla prima metà del Novecento

La produzione di Seminara si distingue rispetto agli altri contesti regionali già nell’800, quando emerge l’attitudine di questi vasai a sviluppare la tecnica decorativa per via di riporti, intervenendo sulla superficie del vaso con applicazioni plastiche a rilievo di norma realizzate con l’aiuto di stampi in terracotta o in gesso. Negli anni ’20, il coinvolgimento nelle Biennali di Monza offre ai ceramisti di Seminara la possibilità di sperimentare nuove forme, sotto la direzione artistica di Alfonso Frangipane. Da questa esperienza sarebbe partito il percorso che avrebbe portato i pignatari di Seminara alla conquista della ceramica d’arte, consentendo di fatto a questo fenomeno di sopravvivere fino ai nostri giorni, laddove gli altri centri calabresi di produzione si andavano spegnendo. Fabbriche di Seminara, Vaso (inizi ‘900)

Seminara dall’Ottocento alla prima metà del Novecento Leggi tutto »

Ceramica popolare: i principali centri di produzione (secc. XIX-XX)

Da 23 centri di produzione sparsi in tutta la Calabria (nelle denominazioni preunitarie: Soriano, Gerocarne, Mileto, Caroni, Badia, Gioiosa, Roccella, Bovalino, Ardore, Gerace, Guardavalle, Sant’Andrea, Squillace, Nicastro, Altomonte, Bisignano, Corigliano, Rende, Tarsia, San Marco, Belvedere, Trebisacce, Cariati) provengono i materiali esposti, che offrono un quadro della produzione di oggetti d’uso in ceramica con una tendenza ad assumere e mantenere caratteri ben definiti nelle varie aree. Ciascun centro di produzione basa la propria tradizione sull’uso di materie prime reperibili in quel territorio, che le conferiscono un sapore particolare e spesso inconfondibile. Anche il repertorio morfologico e le nomenclature risultano fortemente caratterizzati, sebbene la tecnica maggiormente praticata nella regione fosse quasi ovunque quella dell’ingobbio sotto vetrina. L’apparato didattico include 21 pannelli esplicativi di grande formato con testi anche in inglese, che tracciano un quadro storico dei singoli contesti produttivi. Fabbriche di Soriano. Gozza (fine ‘800 – inizi ‘900)

Ceramica popolare: i principali centri di produzione (secc. XIX-XX) Leggi tutto »

Ceramiche di Calabria dal Medioevo alla fine del Settecento

Allestita nel 2021, in occasione della mostra ‘Da Venezia alla Calabria: la maiolica secentesca di Gerace riscoperta”, la saletta conserva importanti e rare testimonianze della produzione di vasi da farmacia dei maestri geracesi del Seicento, tra le quali due bocce datate e firmate che documentano i due maestri che rispettivamente inaugurarono quella fortunata stagione artistica – Iacovo Cefali – e ne tentarono un aggiornamento stilistico – Alessandro Mandarano – quando ormai si procedeva verso il definitivo declino. Oltre alle maioliche di Gerace, che seppero conquistare il mercato del Regno di Sicilia con il loro linguaggio decorativo à la façon de Venise, la sezione presenta una serie di manufatti – per lo più albarelli – opera dei maestri faienzari attivi a Squillace nel Settecento. Quella di Squillace è una maiolica povera, giacché destinata al mercato locale, ma, attraverso le sue vivide e sintetiche rappresentazioni, offre un eccezionale spaccato di quelli che erano i costumi e le credenze popolari in quel periodo. Tra le testimonianze pertinenti ad altre aree, si collocano esemplari del vasellame fine da mensa prodotto a Soriano nel ‘500 e qualche raro pezzo di buccaro di Nicastro.   Fabbriche di Squillace. Albarellio, particolare (sec. XVIII)

Ceramiche di Calabria dal Medioevo alla fine del Settecento Leggi tutto »

Seminara e le sue antiche ceramiche

Da secoli si impone in Calabria come il più importante centro di produzione nell’ambito della ceramica artistica.A Seminara, l’antica tecnica di matrice bizantina dell’ingobbio sotto vetrina, approdata in Calabria intorno all’XI secolo, perviene a declinazioni peculiari e talmente caratterizzate al punto da rendere questa produzione riconoscibile tra tutte le altre espressioni consimili elaborate dalle civiltà umane in ogni parte del globo.Attingendo ampiamente a temi tratti dall’immaginario popolare, la ceramica tradizionale seminarese può inoltre a buon diritto ritenersi uno dei fenomeni artistici più rappresentativi della cultura calabrese. Da secoli si impone in Calabria come il più importante centro di produzione nell’ambito della ceramica artistica.A Seminara, l’antica tecnica di matrice bizantina dell’ingobbio sotto vetrina, approdata in Calabria intorno all’XI secolo, perviene a declinazioni peculiari e talmente caratterizzate al punto da rendere questa produzione riconoscibile tra tutte le altre espressioni consimili elaborate dalle civiltà umane in ogni parte del globo.Attingendo ampiamente a temi tratti dall’immaginario popolare, la ceramica tradizionale seminarese può inoltre a buon diritto ritenersi uno dei fenomeni artistici più rappresentativi della cultura calabrese. Per la partecipazione alle Biennali di Monza – che avrebbe fatto gridare al “miracolo dei Bruzi” – Frangipane instaura un dialogo tra ceramisti, artisti affermati ed artefici delle arti sorelle, disegnando egli stesso, nel 1925, due grandi lampade pensili che sarebbero state realizzate da Antonio Ditto il quale, “con il piccolo schizzo a matita nelle mani, ha operato il prodigio, lavorando da solo e con i mezzi di cento anni fa, tentando e lottando in silenzio e finalmente trionfando in modo meraviglioso”. La più grande di queste lampade ebbe per altro il privilegio di essere pubblicata a tutta pagina nell’Enciclopedia delle moderne arti decorative.Ancora oggi, miracolosamente, a Seminara quest’arte sopravvive, con ben due laboratori che continuano a lavorare la creta locale e a cuocere nelle antiche fornaci alimentate a legna e sansa; ora sta a noi far sì che questo patrimonio non si disperda.   Ceramisti Rocco Condurso Nato nel 1948, fratello del più noto Paolo scomparso nel 2014, è l’unico ceramista di Seminara che… Leggi di più Antonio Ditto Figlio e nipote d’arte, nato nel 1962, si forma lavorando insieme al padre Domenico (1936-2016) nel… Leggi di più Antonio Bonamico Nato nel 1959 in una famiglia dove sia il nonno Antonio (1885-1952) che il padre Domenico… Leggi di più Giuseppe Ferraro Nato nel 1963, dopo il Liceo Scientifico si diploma all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria… Leggi di più Enzo Ferraro Nato a Palmi nel 1971, ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte, lavorando fino al 1994 insieme al… Leggi di più Rocco Gattuso Classe 1993, si iscrive all’Istituto Tecnico Commerciale ma subito dopo il diploma inizia a… Leggi di più

Seminara e le sue antiche ceramiche Leggi tutto »

Torna in alto