Chiesa di S. Antonio dei Pignatari
Poco discosta dai ruderi dell’antica porta urbica del Borgo, la chiesa di Sant’Antonio fu edificata dopo il sisma del 1783 forse sul sito dell’antica chiesa dedicata a Santa Maria dei Miracoli della quale mantenne per un certo tempo il titolo, presto traslato al santo patavino, molto venerato a Seminara in quanto protettore dei pignatari.
Nella piazzetta antistante, nel 2001, è stato eretto un monumento al grande grecista Leonzio Pilato, con una statua in bronzo opera dell’artista Maurizio Carnevali. In alto, sulla facciata della chiesa, è murato un busto in arenaria raffigurante l’Eterno Padre Benedicente identificabile con il rilievo che nella platea settecentesca dei Minori Conventuali viene descritto in una nicchia sovrastante il portale laterale esterno della chiesa di San Francesco d’Assisi, che sorgeva nei pressi della porta urbica. Lateralmernte, due nicchie ospitano grandi vasi in terracotta smaltata di produzione seminarese, ivi collocati in occasione di recenti lavori di ristrutturazione.
L’acquasantiera a destra dell’ingresso assembla una conca in pietra rossa di Taormina con un elemento reggimensa, capovolto, proveniente da un piccolo altare settecentesco e una base in marmo bianco recante la data 1702. Lungo la stessa parete è murato uno scudo marmoreo
coronato – inquartato: nel 1° e 4° contrinquartato di Castiglia e Leon; nel 2° e 3° d’Aragona-Sicilia, sinistrato di Angiò-Napoli (interzato in palo di Gerusalemme, Angiò e Ungheria antica); innestato in punta di Granata (M. C. A. Gorra) – recante l’arma di Ferdinando il Cattolico, re di Spagna, subentrato sul trono di Napoli nel 1503 e morto nel 1516. Lo stemma si presenta accollato ad un’aquila al volo abbassato, con la testa in maestà (simbolo di San Giovanni adottato dai Re Cattolici per esprimere la propria devozione all’apostolo e in segno di gratitudine per la protezione accordata al regno), che lo stringe tenendone i fianchi tra gli artigli.
Sant’Antonio da Padova, protettore dei pignatari di Seminara
Madonna degli Angeli
In basso sono rappresentate le imprese di Isabella di Castiglia e di Ferdinando il Cattolico: rispettivamente, alla destra araldica un fascio di frecce e alla sinistra un giogo.
Sulla parete opposta è collocata, su un basso piedistallo in muratura, un’immagine marmorea della Madonna col Bambino (h. cm 159 ca), di provenienza ignota, che, come aveva giustamente rilevato già Alfonso Frangipane, riproduce, probabilmente dietro precise indicazioni della committenza, la Madonna degli Angeli di Antonello Gagini un tempo nella chiesa dei Minori Osservanti nella stessa Seminara.
L’unica attribuzione ad una precisa personalità finora proposta dalla storiografia è quella di Negri Arnoldi (1997) che ha fatto il nome di Giovambattista Mazzolo, scultore carrarese attivo a Messina nella prima metà del ’500. Tuttavia, le masse anatomiche turgide, i tratti fisionomici decisi delle figure, il trattamento delle chiome articolate in piccole ciocche ben definite, le pieghe della veste della Vergine piatte e quasi stirate e quelle del manto improntate a geometrie essenziali quanto rigide e forzate, allontanano l’opera dal linguaggio più tipico del Mazzolo, mostrando, però, notevoli tangenze con un manufatto tardo di questa cerchia come la Custodia eucaristica di Santo Stefano di Briga (Messina), datata al 1554, in cui l’anziano scultore dovette essere affiancato dal figlio Giovandomenico e probabilmente anche da altri aiuti
L’altare maggiore reimpiega un paliotto e un tabernacolo tardosettecenteschi inseriti in una semplice struttura in muratura.