La Chiesa di San Michele

La chiesa di San Michele sorge quasi alle spalle della chiesa di San Marco, in asse con l’attuale Via Taureana che si diparte da Piazza Mercato o Vittorio Emanuele II.
L’edificio, nel quale ha sede la confraternita di San Rocco, eretto tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, è stato in parte ricostruito in seguito ai danni subiti nei sismi susseguitisi nei primi anni del XX secolo. I lavori si protrassero a lungo, sicché nella sua ricognizione del 1933 Alfonso Frangipane segnalò i brani marmorei della pala dell’Epifania ancora «occultati dalla sagrestia della nuova chiesa, fra legnami e macerie» (p. 311).
Attribuito a Martino Montanini, scultore toscano allievo e collaboratore prediletto di Giovan Angelo Montorsoli, al cui seguito giunse a Messina intorno al 1547, il dossale dell’Epifania (h. cm 280 ca) è senz’altro l’opera più importante tra quelle conservate nella chiesa, dove giunse recuperato dalle rovine dell’antica chiesa dei Minori Conventuali, al Borgo. In quest’ultima, nella cappella eretta nel 1551 dai fratelli Longo, l’ancona marmorea è minuziosamente descritta all’interno della preziosa Platea settecentesca conservata presso l’archivio diocesano di Mileto: «Il quadro è di fino marmo bianco colle figure della Epifania, scolpite à basso rilievo, sopra vi sono due Angioli in atto di adorazione, ed in mezzo l’effigge dell’Eterno Padre scolpite à basso rilievo in detto marmo, col motto a lettere incise: Deliciæ meæ cum filiis hominum. A pie del quadro à lettere anche incise sul marmo leggonsi le seguenti parole: Regis Tharsis, & insulæ munera offerunt (sic)/ Reges Arabum, & Saba dona adducent». La vivacità narrativa, la cura dei particolari, la morbidezza del modellato che indulge ad effetti di raffinato pittoricismo collocano l’opera tra le prove migliori dell’artista toscano.
Sebbene di qualità inferiore, in quanto eseguito con il concorso della bottega e in particolare del discepolo Bottone, al Montanini si può ricondurre anche il fregio ornato da testine di cherubino alternate a drappi ed utensili liturgici, riutilizzato come gradino del postergale nello stesso altare, che è probabilmente un frammento di una monumentale custodia eucaristica, un tempo nell’antica chiesa matrice, dalla quale provengono anche i due rilievi raffiguranti San Pietro e San Paolo entro nicchie dai catini a conchiglia, murati nei piloni della cupola.

Il confronto con la più integra custodia conservata nella chiesa della Madonna della Montagna a Galatro consente, infatti, di riconnettere i brani ad un passo della visita pastorale di Mons. Del Tufo, compiuta nel 1586, nel quale si descrive l’altare maggiore della chiesa di S. Maria delli Arangi, in cui il Santissimo Sacramento era conservato «in una fenestra al muro guarnita di marmo con l’immagine di San Pietro et Paulo con le cornici et colonne di marmo et altre figure, la quale finestra si apriva e serrava con chiave».
Anche in questo caso, gli altari laterali reimpiegano elementi marmorei di varia provenienza, per lo più databili al ’700 e riconducibili a maestranze siciliane. Le ancone in muratura e stucco risalgono alla ricostruzione novecentesca, come il monumentale dossale con colonne tortili binate che si staglia, isolato, sullo sfondo dell’abside.
Anche l’altare maggiore assembla elementi eterogenei: il tabernacolo è un manufatto napoletano e potrebbe provenire dall’altare del SS. Sacramento eretto nella matrice nel 1769 dalla bottega dei Troccoli; postergale, mensoloni e paliotto sono, invece, databili al tardo Settecento e mostrano i caratteri tipici della coeva produzione siciliana.
Nonostante il degrado e le fratture, sono ancora apprezzabili le qualità plastiche delle teste di cherubino che ornano i mensoloni reggimensa. Tra XIX e XX secolo si datano la statue lignee raffiguranti S. Rocco, nell’altare maggiore, e San Michele Arcangelo, nell’ultimo altare a sinistra. Espressione di una tipologia che incontrò nell’Italia meridionale un certo successo tra ‘700 e ’800 è la statua manichino della Madonna del Carmine, che presenta testa e mani in legno dipinto.

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